martedì 18 settembre 2012

La povertà? È illegale: banning the poverty now

Un'immagine dalla marcia Agliana-Quarrata
Oggi voglio segnalare questa bellissima iniziativa, che condivido in pieno. Anzi, diciamo che era proprio ora! Anche così, con un primo passo, con una prima pietra si può trasformare l'esistente. Ecco perché è giusto partecipare e sostenere. Speriamo che lo facciano in tanti. In Italia la campagna è stata lanciata l’8 settembre 2012 in occasione della 19^ Marcia per la giustizia Agliana-Quarrata promossa annualmente dalla Rete Radié Resh, da Libera e da istituzioni come i Comuni di Agliana e Quarrata e la Provincia di Pistoia. Quest’anno hanno anche aderito l'Università del Bene Comune e l'Associazione Monastero del Bene Comune. Ma vi saranno tante altre iniziative, ci si può tenere informati consultando il sito Banning the poverty

Poveri non si nasce, lo si diventa. La povertà è un “prodotto della società. Piuttosto che di poveri bisogna parlare di impoveriti. Negli anni ’50-’80 i paesi scandinavi sono riusciti a creare delle società senza poveri, perché lo hanno voluto e perché hanno creduto nell’uguaglianza tra tutti i cittadini rispetto al diritto a una vita umana decente. Negli Stati Uniti, invece, il numero di impoveriti non ha cessato di crescere (oggi supera i 50 milioni su 300) perché si tratta di una società che crede nell’inuguaglianza “naturale” tra i cittadini anche rispetto ai diritti umani e sociali formalmente riconosciuti.
“Dichiariamo illegale la povertà” significa batterci per mettere fuori legge le cause strutturali che generano ed alimentano i processi d’impoverimento di interi popoli, gruppi e categorie sociali.
Fra le cause strutturali ci sono:
 - disposizioni legislative,  leggi o misure amministrative (nel campo del lavoro, relative alla fiscalità ed alle tasse, riguardo l’accesso ai servizi pubblici di base…)
 - istituzioni locali, nazionali, internazionali, come gli istituti bancari che sono specializzati nelle operazioni finanziarie speculative…
 - pratiche sociali collettive, come quella di pensare che “i poveri” sono naturalmente più potenziali criminali degli altri
Concretamente significa che in 5-6 paesi pilota del mondo cercheremo nei prossimi cinque anni di mettere fuori legge una o due leggi, una o due istituzioni, una o due pratiche sociali collettive che sono all’origine dell’impoverimento, perché produttrici di processi di arricchimento ingiusto, inuguale e predatorio.
L’obiettivo dell’iniziativa “Dichiariamo illegale la povertà” è di ottenere nel 2018 a 70 anni dalla “Dichiarazione Universale di Diritti dell’Uomo”, l’adozione di una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che affermi la legittimità della messa fuori legge dei fattori che sono all’origine di una ricchezza inuguale, ingiusta e predatoria e quindi dei processi di impoverimento e di creazione dei poveri.
Le sole battaglie che si perdono sono quelle che non si combattono! Non si può accettare che oggi ci siano 3 miliardi di impoveriti e accontentarci di “avere la fortuna”, come si dice, di… non essere fra loro.



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