sabato 14 gennaio 2012

Milano Area C: è proprio questa la soluzione?

Prima di addentrarmi nella spinosa questione dell'Area C di prossima inaugurazione, naturalmente da semplice cittadina quale sono, voglio proporvi un piccolo quiz che apparentemente potrà sembrarvi fuori tema...
Sapete quante stazioni ferroviarie costruite in epoca austriaca esistono ancora a Milano? Nessuna, direte voi. Sbagliato. Ce ne sono due, perché una terza è stata distrutta già prima della Grande Guerra. E dove sono?  Una la potete trovare sulla direttrice nord-nord est, orientata proprio come la Stazione Centrale, all'inizio di una grande strada che molti percorrono tutti i giorni, Melchiorre Gioia. E l'altra? Sempre lì, un centinaio di metri più a nord.
La Prima Stazione di Porta Nuova, nel 1840
La più antica risale al 1840 ed è facilmente riconoscibile per la sua facciata da tipica stazione ottocentesca, con il portale a cinque archi oggi ciechi da cui un tempo si accedeva al salone d'attesa. Si tratta di un armonioso edificio neoclassico che s'innalza proprio all'incrocio con viale Monte Grappa, leggermente disassato rispetto all'andamento della strada. Attualmente però è coperto da una struttura posticcia che ne riproduce il disegno: speriamo bene, cioè che si tratti solo di un inizio di restauro. I treni in partenza da lì coprivano esclusivamente il breve tragitto Milano-Monza.
Dopo pochi anni, nel 1849, venne costruita una nuova stazione per  servire anche la linea che portava in Piemonte, trasversale rispetto alla precedente. E pure questo edificio si può tuttora riconoscere grazie ai suoi alti archi che corrono lungo tutto il pianterreno in uno stile per l'epoca più moderno: sempre Melchiorre Gioia, sullo stesso lato. Dopo la dismissione è divenuta sede della Guardia di Finanza e proprio quei finanzieri si distinsero fra i primi nell'insurrezione del 25 aprile.
Ma, vi starete chiedendo, qual è il nesso fra le stazioni austroungariche e l'Area C che sarà in vigore fra pochi giorni in mezzo alle polemiche?  Nonostante la furia iconoclasta che ne ha già distrutto qualcuna, Milano può  - o almeno poteva - contare su numerose stazioni di quartiere, spesso persino belle da vedere con la loro aria retrò: Scalo Romana, Porta Genova, San Cristoforo, Porta Garibaldi (che ha sostituito quella delle Varesine), Lambrate, Rogoredo, Greco-Pirelli...
Allora, invece di monetizzare l'inquinamento chiedendo di pagare un ticket d'ingresso che non scoraggerà certo i malefici guidatori di Suv, e quindi non migliorerà l'aria cittadina, perché non si ha il coraggio di cambiare radicalmente sistema nei trasporti pubblici?
Ecco come si presenta oggi la Seconda Stazione
Non sarebbe poi tanto folle l'idea di utilizzare il circuito delle stazioni minori per creare una rete di collegamento tra i quartieri, analogamente al passante ferroviario, che si aggiungerebbe così ai tram, agli autobus, alla metropolitana, facilitando in modo significativo gli spostamenti non solo di persone ma soprattutto di merci, che in tal modo arriverebbero dall'hinterland su rotaia invece che su gomma fin quasi dentro il cuore della città, diminuendo verticalmente il flusso di mezzi inquinanti. Questa è una proposta avanzata a suo tempo dal mensile Quattroruote, che può avere ancora oggi una sua validità, purché le ferrovie non abbiano in programma una progressiva distruzione degli scali minori, come del resto è già avvenuto per Porta Vittoria. Esistono già città e metropoli evolute e innovative, che hanno cambiato filosofia rispetto alla visione automobilistica del mondo.
E se, come nei programmi, il Naviglio riaprirà, la Cerchia diventerebbe così il confine anche visibile di un'ideale grande area pedonale corrispondente alla città storica.

(Immagini tratte dal bel sito www.unferrovieremacchinista.it, di Bartolomeo Fiorilla, che ringraziamo)

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