domenica 11 dicembre 2011

Torino: fuoco e pregiudizi

 piemonte.indymedia.org
Ieri, 10 dicembre 2011, si è scatenato a Torino un tentativo di pogrom contro il campo rom della Cascina Continassa. Alcune decine di persone, munite di fiaccole e anche di bastoni,  hanno spaccato tutto e dato fuoco alle baracche, fortunatamente vuote.
C'è molto da riflettere sul motivo che ha provocato questo odioso episodio. Una giovane ragazza ha denunciato di essere stata stuprata da due stranieri, probabilmente "rom" o "zingari". Si è formato spontaneamente un corteo di solidarietà con la giovane donna, che si è presto trasformato in una spedizione punitiva contro gli stupratori.
Ma la ragazza aveva mentito, non c'era stato nessuno stupro, e lei ha dovuto confessare che si era trattato di un rapporto consenziente con un ragazzo non rom, non zingaro, non sinti e neppure straniero...
Lo stupro è uno dei crimini più orrendi di cui ci si possa macchiare, e le denunce non bastano mai, ma qui la riflessione da fare è un'altra: ancora nel 2011 una ragazza può avere tanta paura del giudizio della famiglia riguardo alla propria libertà, da inventarsi un'accusa così grave?
S'intrecciano  in questa brutta vicenda una serie di spaventosi stereotipi: resiste evidentemente nel fondo della società un pregiudizio che colpevolizza la libertà femminile, da un lato, e dall'altro si continua a fare dei rom il capro espiatorio delle nostre zone buie, dei nostri inconfessati problemi.
L'intolleranza nei confronti dei diversi, dei "nomadi" che poi nomadi ormai non sono più, sembra essere la valvola di sfogo di una società dell'emergenza e del controllo, proprio nell'era in cui invece i confini di tempo e di spazio si sono dissolti grazie all'informazione globale e diffusa che i nuovi media consentono.
Se vogliamo che l'intolleranza appartenga al passato, e che la convivenza rispettosa delle differenze sia invece il futuro, occorre allora lavorare molto su questo terreno, promuovere iniziative di sensibilizzazione, cambiare la cultura. Le comunità rom e sinti si stanno organizzando, e ad esempio progettano nuove forme dell'abitare: non campi fatiscenti, ma microaree dotate di servizi per una vita dignitosa, come si spiega in questo blog http://sintiitaliani.blogspot.com/2011/10/basta-campi-nomadi-si-alle-microaree-e.html 
Uscire dalla segregazione fisica e culturale in cui la nostra società li costringe rappresenta per i rom un piccolo miraggio possibile, che forse in alcuni luoghi italiani già si sta realizzando. 
Anche l'Europa inizia a muoversi con qualche campagna culturale multimediale, come Dosta!, che significa "Basta!". Su youtube si può guardare il video http://www.youtube.com/watch?v=UsgBW8MRm9Y

Nessun commento:

Posta un commento