venerdì 9 dicembre 2011

Come funziona la "città intelligente"?

In mezzo alla crisi planetaria-globale di cui stanno cercando di addossarci le responsabilità che non abbiamo e i costi che non spetta a noi pagare, secondo me una luce di speranza ancora c'è, l'uscita dal tunnel ancora esiste.
www.smart-cities.eu/
Parlo di quella infinita ricchezza di pensiero, analisi, proposte, esperienze e innovazioni che ovunque si stanno moltiplicando, in senso opposto alla crisi: una sorta di "canone inverso" composto dalle note di migliaia, milioni di persone decise a partecipare alla costruzione di una società diversa, più equa, più ecologica, più intelligente.
Nascono miriadi di progetti alternativi che riguardano ogni aspetto del vivere collettivo, 
basta solo un po' di attenzione per scoprirli. Sono miraggi? Certo, ma sono miraggi realizzabili e viaggi possibili. Guardiamo ad esempio le smart city, le città intelligenti per la partecipazione attiva, di cui parla Carlo Infante spiegando nel suo blog Salva con nome che "stanno emergendo città più intelligenti perché più sostenibili ed efficienti e fondamentalmente capaci di valorizzare la partecipazione attiva dei suoi cittadini, residenti o fluttuanti che siano. Questo è uno degli otto punti chiave del documento degli Stati Generali dell’Innovazione contro lo 'spread digitale' rivolto al Governo Monti. L'attenzione verso la smart city comporta il fatto di sviluppare modelli di gestione dei processi di trasformazione del territorio urbano, iniziando a coniugare la diffusione su vasta scala dell’accesso ad internet, con una pratica diffusa di utilizzo di queste risorse connettive per sollecitare nuovo scambio sociale. Si tratta di sviluppare metodologie progettuali dello spazio pubblico che si basino sull'interazione tra web e realtà sociale e territoriale che consentano la partecipazione degli utenti-cittadini ad ogni fase di sviluppo della città".

Insomma, sembra davvero una città intelligente quella in cui si usa la rete, o web che dir si voglia, per cercare di procedere verso un nuovo modo di partecipare alla gestione dei beni comuni, o del "comune"  come molti preferiscono dire sottolineandone l'aspetto collettivo e di base (da non confondere con il comune inteso come "municipio")
Tuttavia sarà necessario recuperare, accanto all'uso delle risorse tecnologiche, anche le motivazioni per stare fisicamente nello spazio pubblico, riprendere a incontrarsi e riprendere possesso di vie, piazze, giardini e parchi. La relazione diretta fra le persone e con i luoghi rimane pur sempre la miglior forma di intelligenza e di conoscenza.



Nessun commento:

Posta un commento