lunedì 28 novembre 2011

Piccolo mistero milanese: cosa rappresenta questo quadro?


Oggi vi propongo un quiz, che piacerà ai cultori della Milano di ieri, ma anche a coloro che desiderano veder rivivere una città dove la bellezza abbia valore e senso nella vita di ogni persona che la abita o che la visita.
Osservate bene questa immagine trovata in rete forse nel sito Skyscrapercity www.skyscrapercity.it  : è quella di un quadro probabilmente dipinto dal vero in una località di cui non si conosce l’ubicazione. Si tratta di Milano, ma riuscite a capire precisamente quale luogo rappresenta?
Cosa rappresenta questo quadro?
Proviamo a sciogliere insieme l’enigma. Moltissimi elementi che contribuivano a rendere suggestiva e affascinante Milano fin quasi alla fine dell'Ottocento sono stati purtroppo distrutti dall'avanzare della speculazione immobiliare e dal proliferare incontrollato del traffico automobilistico, nonché dalla trasformazione di un'idea equilibrata di città in quella di una  megalopoli megalomane votata solo ai dané e a tutto ciò che vi gira attorno.
Chiariamo: nel Novecento Milano è stata arricchita da moltissimi edifici di grande pregio, ma al prezzo della cancellazione di tanti aspetti che in una città armoniosa avevano il loro innegabile posto: difatti furono sventrati interi quartieri, pur modesti, che assicuravano un tessuto urbano di grande affabilità.
E questo è accaduto ancor di più con le acque, che come tutti sanno rappresentavano una delle caratteristiche più evidenti della città: lo testimoniano fra gli altri gli scritti di Stendhal e di Verga, che qui vissero abbastanza a lungo, tanto da innamorarsene.
Non è stato cancellato soltanto il cuore del sistema dei Navigli, cioè la Cerchia, ma anche numerosi corsi d'acqua minori hanno subito la stessa sorte, magari senza scomparire del tutto perché ancora scorrono sotto il manto stradale, oppure riappaiono a tratti senza che nessuno più riesca a identificarli per quello che sono: è  il caso dei laghetti e dei corsi che ravvivano i Giardini Pubblici, in genere creduti bacini artificiali forzosamente creati, mentre invece si tratta di rogge millenarie provenienti da nord, riemergenti nel parco e poi nuovamente coperte salvo riapparire alla periferia sud-orientale della città.
Proprio nella zona adiacente ai Giardini Pubblici il reticolo di acque è particolarmente complesso. Qui, oltre al Redefossi, il lungo canale che dalla Martesana giunge fino a San Donato Milanese, sulle cui acque camminiamo senza rendercene conto, s'intrecciavano numerosi corsi minori.

È il caso della Gerenzana che alimentava le scuderie dove vivevano i cavalli addetti al traino dei primi tranvai cittadini (pare che una di queste scuderie per quanto irriconoscibile sopravviva ancora nei pressi di via Sirtori). Stiamo parlando di Porta Venezia altrimenti detta Porta Orientale. Qui, a poche decine di metri di distanza, nel 1842 grazie alle stesse acque venne aperta la prima piscina pubblica milanese battezzata con il suggestivo nome "Bagno di Diana". La morale dell'epoca imponeva una rigorosa separazione fra i sessi: niente limiti d'orario per gli uomini e tempi ridotti per le signore.
Il nome si è in parte tramandato, prima nel Kursaal Diana (locale di ritrovo mondano, concerti e balli) e poi nell'albergo e nel cinema Diana. Oggi il luogo è stato riportato a nuova vita anche se in un'area più ristretta: al centro di quella che era stata la piscina si trova un supermercato, per giunta di scomodo accesso. La Gerenzana s’intreccia (nel senso che una sovrappassa l’altra) con l’Acqualunga, un fontanile che, originato a Precotto, fu canalizzato già all’epoca di Milano capitale imperiale (IV secolo): allora di acque purissime, servì forse le Terme Erculee e il primo battistero costruito nell’attuale piazza del Duomo, i cui resti suggestivi furono ritrovati durante i lavori della Metropolitana. Oggi scorre ancora, col suo caratteristico percorso rettilineo, ma completamente tombinato e purtroppo anche inquinato. Dire dove termina è arduo, perché le acque milanesi, scoperte o sotterranee, sono un labirinto inestricabile per i continui interventi sui tracciati e il frequente mutare dei nomi.
Ma a quanto sappiamo essa scorreva per un tratto in quella che oggi si chiama via Spallanzani, strada dall’inconfondibile andamento obliquo rispetto al corso Buenos Aires. E così torniamo al quiz: era in via Spallanzani l’angolo milanese ritratto nel quadro? Io propenderei per il sì, ma voi che ne dite? Siete d’accordo oppure avete altre risposte?

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