venerdì 10 giugno 2011

Referendum sui Navigli: scopriamo le acque nascoste

Alberto mi ha inviato questi pensieri sul turismo a casa propria, cioè sulle acque di Milano, i famosi Navigli. Li pubblico molto volentieri:


C’era una volta l’acqua, nel cuore antico di Milano. A chi non sia nato qui, quest’affermazione può sembrare appunto una favola... eppure gli abitanti è di questo che parlano quando ancor oggi dicono “Cerchia dei Navigli” per indicare la circonvallazione più centrale, quella che partendo nei pressi del Castello passa per i Giardini pubblici, l’Università e l’antica basilica di San Lorenzo: da lì le acque giravano a sud, verso la Darsena, parola araba medievale giuntaci dalla città di Venezia.
Ecco, la Darsena: quando ho letto nel programma di Pisapia la parte che riguarda le acque urbane quasi quasi mi è parso di sognare.  Ero al corrente dei cinque referendum cittadini, naturalmente, ma non pensavo che la coalizione vittoriosa mettesse l’argomento nel programma, e motivandolo correttamente, per giunta: come dire, non si tratta di uno specchietto per le allodole. C’era una volta l’acqua e, con ragionevole probabilità, ci sarà ancora!
Milano, il Ponte delle Gabelle (se ci fosse l'acqua...)
Conosco bene l’argomento e a riprova posso citare, fra gli altri interventi, un’intera pagina sul Giorno vent’anni fa e un ampio servizio dieci anni dopo su Quattroruote (Milano) che traeva spunto da un analogo, e molto ben strutturato, servizio con copertina su Ventiquattro, inserto mensile del Sole-24ORE: per dirla in modo un po’ rozzo, il più importante mensile dell’auto e il quotidiano della Confindustria, mica acchiappanuvole. Del resto fra i promotori dei 5 referendum c’è anche Edoardo Croci, già assessore della Moratti e da costei cacciato.
Lasciatemi condensare alcuni aspetti:
• il sistema dei Navigli si è lentamenteconsolidato nei secoli lungo l’arco di quasi tutto lo scorso millennio, aggiungendone di nuovi o collegandoli
• al suo culmine copriva praticamente tutta l’area della pianura del Milanese, e oltre, con canali di varia funzione e dimensione
• e ancora la copre, con l’esiziale esclusione della Cerchia interna e poco più: insomma un sistema sanguigno cui hanno strappato il cuore
• pochi decenni prima di questo acquicidio, sulla rivista Il Politecnico, quel grande e concreto intellettuale che fu Carlo Cattaneo, oggi citato da molti ma citato e basta, ne studiava ancora l’allargamento, con tanto di calcolo dei costi
• osteggiata dai personaggi più diversi, da Marinetti a Turati, con ragioni assurde e che comunque oggi non valgono più, la Cerchia venne coperta fra vibrate proteste
• se questo accadde fu perchè un altro milanes arios decise così: Benito Mussolini, ormai saldamente al potere (siamo nel 1929-30) pensando certamente allo sfrecciare delle auto
• questo delitto urbanistico (fra l’altro la città non aveva un vero fiume, e anche per questo se l’era costruito per decine di generazioni) divenne anche un reato poichè il duce abusò dei suoi poteri e ordinò la copertura con modalità e tempi illegittimi
riaprire il Naviglio sarebbe un bene dal punto di vista atmosferico, un’occasione per creare posti di lavoro, una grande risorsa turistica diffusa e non a favore di pochi...
Quest’appassionante scommessa diviene sempre più concreta con l’aumentare dei suoi sostenitori dagli anni Settanta, via via sempre più autorevoli: i nomi sono tanti e quindi non ne citerò nessuno, salvo l’ultimo (mi riferisco alle notizie sulla stampa): il professore del Politecnico Antonello Boatti (che dice testualmente: è un’enorme risorsa, “se è vero che è cambiato il vento, perché non cambiare anche l’acqua?”). Così lui ci ha messo mano assieme a quattro studenti, provando a “vedere l’effetto che fa” e io qui vi sottopongo uno dei risultati fotografici del loro lavoro.
Non credo che si comincerà domani, ma sarebbe bellissimo partire col piede giusto e ribaltare in prospettiva lo sguardo storico, rendere l’interramento una parentesi, non il contrario. Pensate a un anziano milanese di nascita, bello vispo e con la memoria funzionante; pensate per esempio al famoso partigiano Tino Casali, nato il 25 aprile (sic!) 1920: lui se li ricorda i Navigli aperti e se fanno in fretta a mantenere le promesse può ricominciare a vederli.

Il sistema idrico milanese è un incredibile, labirintico intreccio, che mescola canali artificiali e corsi naturali, spesso dirottati o interrati in parte, talvolta con nomi diversi per corsi in origine coincidenti e perfino nomi uguali per corsi distinti, come il Lambro e il Lambro Meridionale (detto Merdarius nel medioevo), che scorrono ai due lati opposti della città eccetera eccetera.
Si tratta del più vasto e articolato sistema del Continente e infatti è tutelato dalla UE, che cerca di promuoverne la tutela e anche l’espansione. Ma altri due importanti sistemi di Navigli esistono nella Pianura Padana, quelli di Bologna e di Padova, coperti nel dopoguerra: il primo da giunte Pci e il secondo da giunte Dc. Però queste sono città autocritiche ed efficienti, altro che Milano, tanto che a mezzo secolo di distanza la prima sta correndo ai ripari (ad opera dell’Associazione Commercianti) e l’altra ha già provveduto alla bisogna.
Per tacere del canale navigabile Milano-Cremona-Po. Costruito nell’ultimo tratto, poi bloccato, poi rifinanziato, poi posto in liquidazione, ma, ancora poi, caldeggiato da Ciampi come suo ultimo atto pubblico... lo sapete perchè a Milano c’è una stazione del metrò “Porto di Mare”? E sapete a cosa serviva la Vettabbia nel medioevo?

Alberto

Il leggendario cronista duecentesco Bonvesin de la Riva ha però lasciato scritto: “Non bisogna disperare, le navi da Milano arriveranno al mare quando i potenti di questa terra indirizzeranno le loro forze a compiere quest’opera con lo stesso impegno con cui ora si distruggono a vicenda ed estorcono denaro ai concittadini per sostenere le loro scelleratezze” (De magnalibus urbis Mediolani, cap. VIII).

 

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