sabato 7 maggio 2011

Il sogno di Vandana Shiva

Salvare la terra e il senso dell'umanità è un compito gigantesco, ma per fortuna alcune persone illuminate ci indicano le strade per farlo. Una di loro è la scienziata indiana Vandana Shiva, di cui qui di seguito riporto il testo di un bellissimo intervento.


"Ho fatto un sogno. Un sogno in cui la società umana si evolveva dall’avidità e dal consumismo a una democrazia della Terra basata sulla conservazione. La globalizzazione sta spingendo il mondo verso un apartheid del “vivere” e non “vivere”, giacché gli elementi primari della vita, la biodiversità, il cibo e l’acqua, vengono mercificati e privatizzati e le condizioni di base per la vita della gente vengono distrutte.


Nella democrazia della Terra, la biodiversità e l’acqua saranno recuperate come beni comuni. Non ci saranno brevetti sulla vita e nessuna privatizzazione dell’acqua. Il diritto al cibo e all’acqua sarà parte dei diritti umani universali fondamentali di tutti. Nella democrazia della Terra, la diversità sarà la condizione per la pace e la cooperazione. Nella democrazia della Terra, la nostra identità fondamentale sarà quella di cittadini della Terra, parte della famiglia allargata di tutte le specie e di tutti gli esseri attualmente divisi da conflitti e guerre basati sulla razza e la religione. La conservazione, e non il consumismo, sarà il segno del progresso umano. Il mondo e la visione del mondo delineati dalla globalizzazione corporativa sono in declino e si reggono solo tramite la forza bruta. Un altro mondo non è solo possibile: sta avvenendo. È la costruzione della democrazia della Terra.

La globalizzazione corporativa sta trasformando la Terra in un supermercato, e le risorse della Terra in merci controllate da cinque giganti della genetica, cinque giganti del grano e cinque giganti dell’acqua. Nella democrazia della Terra, i diritti alle risorse vitali naturali sono diritti naturali che discendono dal nostro essere membri della comunità della Terra. Tutti gli umani hanno gli stessi diritti al cibo e all’acqua. Il mercato globale ha accresciuto la ricchezza dei ricchi e la povertà dei poveri, ma ha disumanizzato tutti: i poveri perché spinti a livelli di esistenza subumana, i ricchi nel processo di accumulazione. Per riscattare la nostra comune umanità dobbiamo riconoscere che la nostra specie è all’interno della comunità della Terra. Il progetto di eguaglianza che è crollato con il Muro di Berlino, descritto come la fine della storia da Francis Fukuyama, era centrato sullo Stato e basato sulle uniformità. L’eguaglianza nella democrazia della Terra è radicata nella diversità e nell’auto-organizzazione decentrata che va dall’individuo alla comunità, dal paese al pianeta.

Questa ricerca di un’eguaglianza basata sull’ecologia sta portando a cambiamenti radicali nella produzione e nel consumo. La globalizzazione corporativa estingue i diritti fondamentali alla vita, ai mezzi di sostentamento e agli stili culturali diversi. Gli umani, come agenti creativi che fanno e producono beni e servizi e attraverso quella produzione riproducono la vita, non trovano posto nel supermarket globale nel quale possiamo essere solo consumatori e non produttori. La globalizzazione corporativa è la fine della riproduzione e della produzione come elementi essenziali degli esseri della nostra specie. La democrazia della Terra è invece il modo per reclamare la nostra creatività e le nostre capacità produttive.

Nella sfera della biodiversità la fine della creatività sta nei brevetti per la vita che portano alla pirateria e al brevettare il sapere indigeno, e da qui alla creazione di un monopolio di diritti nelle mani delle corporazioni occidentali che possono essere usati per impedire alle comunità indigene di accrescere la loro sapienza per produrre cibo e prevenzione sanitaria. I brevetti sui semi rendono illegale il conservare e riprodurre semi, spezzando così il ciclo della rigenerazione sia del raccolto che della conoscenza. Nella sfera alimentare, la fine della creatività sta nella globalizzazione e industrializzazione dei sistemi alimentari, che eliminano i piccoli contadini dalla catena alimentare, distruggono le economie alimentari locali e le culture, lasciando tutti ignoranti sulla provenienza del cibo, su come sia stato prodotto e su quello che contiene. Nei sistemi globalizzati non c’è posto per le persone che coltivano e producono cibo. Questa è una ricetta per rendere superfluo il 75 per cento dell’umanità legato alla produzione alimentare. La democrazia della Terra centra la conoscenza e la produzione nei processi viventi del suolo, dell’acqua e della biodiversità."


(Fonte: dal sito del settimanale L’Espresso (espresso.repubblica.it) un intervento pubblicato l'8 luglio 2010 col titolo “Camminerò sull’acqua”.)

Nota: Vandana Shiva, scienziata e filosofa indiana, direttrice di importanti istituti di ricerca e docente nelle istituzioni universitarie delle Nazioni Unite, impegnata nella difesa dell’ambiente e delle culture native, è oggi tra i principali punti di riferimento dei movimenti ecologisti, femministi, di liberazione dei popoli, di opposizione a modelli di sviluppo  distruttivi. Ha scritto diversi saggi, ecco alcuni titoli:  Sopravvivere allo sviluppo, Isedi, Torino 1990; Monocolture della mente, Bollati Boringhieri, Torino 1995; Biopirateria, Cuen, Napoli 1999, 2001; Vacche sacre e mucche pazze, DeriveApprodi, Roma 2001; Terra madre, Utet, Torino 2002 (edizione riveduta di Sopravvivere allo sviluppo); Il mondo sotto brevetto, Feltrinelli; Milano 2002 Le guerre dell’acqua, Feltrinelli, Milano 2003; Le nuove guerre della globalizzazione, Utet, Torino 2005; Il bene comune della Terra, Feltrinelli, Milano 2006; India spezzata, Il Saggiatore, Milano 2008; Dalla parte degli ultimi, Slow Food, 2008; Ritorno alla terra, Fazi, Roma 2009; Campi di battaglia, Edizioni Ambiente, Milano 2009; Semi del suicidio, Odradek, Roma 2009.




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