domenica 1 maggio 2011

Australia nel tempo del sogno


                        
Un viaggio di sogno, un viaggio “nel sogno” sfidando il tempo e la distanza. Già, perché volare dall’Italia fino all’Australia non è proprio una cosa da niente. Il volo costa, e sembra non finire mai. Però poi ci si trova a vivere un’esperienza realmente straordinaria, e anzi è facile ammalarsi di un certo, imprevisto "mal d'Australia". Occorre però guardarsi dalle mistificazioni ad usum turisti e cercare di entrare davvero in quell’altrove unico, forse uno dei pochi rimasti sul pianeta.

Per noi europei drogati dall’inquinamento, anche il semplice fatto di respirare spalanca l’accesso a sensazioni primordiali perché lì l’aria è davvero pura e sembra quasi di rivivere. Respirare a pieni polmoni e sentirsi bene…  Quando mai? E poi c’è quella sensazione stranissima di spazio, di immenso, di libertà. Si sa, siamo abituati all’Italia che è piccola e piena piena di esseri umani un po’ scocciati dall’eccessiva vicinanza.
L’Australia è un paradiso che per alcuni aspetti è anche un inferno, perché non si può rimanere indifferenti nel vedere quanto pochi siano gli aborigeni rimasti, scampati ai massacri degli antichi invasori europei o ai moderni sistemi di controllo ed esclusione: riserve, alcool, casinò… A poco a poco però la cultura tradizionale sta riprendendo forza, insieme al dovuto pentimento delle istituzioni “bianche”. Ora gruppi di aborigeni si organizzano, recuperano tradizioni e orgoglio, si associano, si organizzano, creano imprese turistiche d’ispirazione ecologica, e circuiti autonomi per commercializzare le loro splendide opere artistiche.
Ancora è possibile vederne alcuni, ogni tanto, radunarsi in cerchio attorno a un fuoco, nel bush, sotto le stelle. Cantano il tempo del sogno e la memoria ancestrale che li lega a un remotissimo passato di cui conservano con amore il ricordo. La loro diversità rispetto a noi è come un abisso che ci attira, lo specchio di un’umanità misteriosa e arcaica sepolta nel fondo insondabile dei nostri primordi.

Dove fermarsi
Nel Northern Territory sono iniziati i lavori per realizzare un minuscolo, strepitoso ecolodge che sarà gestito da uno staff totalmente aborigeno, appartenente al popolo Jawoyn.  The Cicada Ecolodge sarà situato esattamente nel cuore del Nitmiluk National Park, circa 300 chilometri a sud di Darwin e a 32 chilometri dal centro città di Katherine,  nei pressi dello spettacolare Nitmiluk Gorge, sul Katherine River. Sono previste pochissime camere, fra cui alcune suite, dotate di ogni raffinatezza e comodità, e immerse nella stupenda natura dell’outback australiano. Il lodge è concepito in modo tale da integrarsi con il paesaggio circostante per consentire agli ospiti di conoscere da vicino ogni aspetto di quel mondo ancora selvaggio, pur in una cornice piuttosto lussuosa. Ma l’esperienza più interessante che promette il resort è la possibilità di un contatto ravvicinato con l’autentica cultura aborigena.
Questa fantastica location ancora non c’è, sarà pronta probabilmente fra un anno, nel maggio 2012. E sarà quasi certamente costosissima. Ma val la pena di sognare, almeno una volta nella vita. O no?
           

Un libro: Le vie dei canti, di Bruce Chatwin
Un film: The Tracker, di Rolf de Heer
Una musica: Solace, di Xavier Rudd
  

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